
Ringrazio il Il Resto del Carlino-Reggio per l’intervista, che riporto completa ![]()
Alessio Mammi, che idea si è fatto delle polemiche della Lega, espresse in primo luogo dal ministro Salvini, e delle prese di posizione di Avs, che paiono divergenti rispetto alla linea del governo regionale sulla diga di Vetto?
«Il gioco dello scaricabarile non serve a nulla, se non a distrarre, rallentare e disinformare. Chi ricopre ruoli istituzionali deve concentrarsi sul fare, per risolvere i problemi. Il percorso per iniziare la progettazione è partito nel 2022: come Regione abbiamo reperito le risorse
e poi è stato fatto il bando. La consegna del primo studio di fattibilità dell’invaso in Val d’Enza – cofinanziato anche dalla Regione e dai Consorzi di Bonifica per 500mila euro complessivi – è prevista per giugno 2025; a seguire dovrà esserci la seconda fase di progettazione del cosiddetto Pfte, finanziato per 3,2 milioni di euro dal Governo Draghi, risorse poi confermate dall’attuale esecutivo.
Un’eventuale velocizzazione dell’iter può avvenire solo per decisione del Governo. Mi fa piacere che Salvini dica che non ci saranno problemi di risorse, perché ne avremo probabilmente bisogno per la seconda relazione tecnica».
Si è già parlato dell’argomento in giunta?
«La questione idrica è nelle linee di mandato, sia per la necessità di lavorare sui temi del dissesto idrogeologico, sia perché siamo al centro di una stagione di crisi idrica severa, alternata a eventi estremi».
Il Pd, al Carlino, per voce anche del consigliere regionale Andrea Costa, ha fatto capire che la diga di Vetto è un’opera necessaria. Burani, di Avs, ritiene invece che il citato piano di fattibilità potrebbe anche dire che non serve, la cosiddetta «opzione zero». Lei come la pensa?
«Che la zona dell’Enza abbia necessità anche di un invaso non lo dico io, ma un documento preliminare dell’Autorità di bacino del 2020, che ha fatto una valutazione del fabbisogno idrico annuo, dal quale è partito il percorso di progettazione. Una necessità, quella dell’aumento della capacità irrigua nel territo-rio, che è stata condivisa con i sindaci e ribadita nelle assemblee pubbliche con i cittadini.
Lo studio di fattibilità stabilirà dimensioni, localizzazione tempi di realizzazione. Inoltre sono previsti altri interventi propedeutici come il miglioramento dell’efficienza delle reti, il riutilizzo degli ex laghi Enel, il recupero di ex cave come bacini irrigui».
Quindi imprenditori agricoli e cittadini del territorio possono sentirsi rassicurati in tema di aumento della capacità idrica?
«Ci sono svariati lavori in corso, tra i quali la traversa di Cerezzola che vale 16 milioni di euro, che saranno ultimati entro il 2026. Inoltre è stato candidato tra i fondi del Ministero Infrastrutture e trasporti il progetto per il miglioramento del canale dell’Enza, per 8 milioni di euro.
Il Consorzio di Bonifica Parmense ha candidato un progetto da 3,5 milioni di euro per il risparmio idrico e ha concluso un intervento in località Otto Mulini per risparmiare il 30% di acqua. Nel complesso gli investimenti irrigui e idrici in corso da parte dei Consorzi di Bonifica che riguardano la provincia reggiana valgono più di 80 milioni di euro».
Il territorio dell’Enza è anche il cuore della produzione del Parmigiano Reggiano…
«Certo, a cui si lega l’allevamento zootecnico: garantisce reddito alle imprese e al territorio e scongiura fenomeni come lo spopolamento. Noi abbiamo bisogno di dare risposte agli agricoltori che producono questi tesori straordinari e che da anni in queste zone lamentano una crisi idrica fortissima. Dove i bacini idrici sono stati realizzati in modo puntuale, efficiente e serio come a Ridracoli, nell’alto Appennino forlivese, non abbiamo avuto un peggioramento dell’ambiente ma al contrario un netto miglioramento dell’ecosistema».
Come si inquadrano le politiche di gestione idrica con quelle complessive del mandato de Pascale nel settore agricolo?
«L’irrigazione di precisione è una delle frontiere su cui Università, centri di ricerca e imprese stanno lavorando, con il 5% delle risorse del nostro Sviluppo Rurale messo a disposizione della ricerca, contro l’1,5% nazionale. Ci stiamo lavorando anche attraverso i bandi, in particolare nel nuovo progetto Frutteti Resilienti che vale
70 milioni di euro, con un’intensità di aiuto che supera il 60% del finanziamento sono finanziati sistemi di irrigazione intelligenti che non sprecano acqua e che permettono anche di prevenire i fenomeni delle gelate tardive dovuti agli effetti del cambiamento climatico che colpiscono e devastano i frutteti. In questi anni abbiamo investito inoltre più di 20 milioni di euro nella realizzazione di invasi consortili. Con altri interventi finanziati che riguardano la bonifica idraulica per la messa in sicurezza del territorio in questi anni abbiamo superato ampiamente i 700 milioni di euro.
E come avere in corso un Piano Marshall del comparto idrico».
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